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A proposito dei miei colleghi, dico che…: Kareena Kapoor parte quarta

A proposito dei miei colleghi, dico che…: Kareena Kapoor parte quarta

Aamir Khan:

La carriera di una attrice, non è completa se non si è lavorato almeno una volta con Aamir Khan. Direi che è un genio, una leggenda vivente. Da ragazzina avevo una cotta per lui, lo conosco dai tempi di Andaz Apna Apna. Ricordo che un giorno, ero seduta sui gradini di casa mia quando con la mano mi stavo graffiando inconsciamente il viso ma lui che si trovava nelle vicinanze si fermò e chiedendomi se davvero volessi intraprendere la carriera di attrice, dovevo avere cura del mio viso, che era la mia fortuna, per diventare un’attrice. L’episodio mi torna in mente ancora oggi e se possiedo un viso così radioso, lo devo proprio al suo consiglio o almeno mi piace pensarla in questo modo. Aamir è un attore che, contrariamente a quello che si dice in giro, non interferisce con il lavoro del regista ma anzi lui prende molto in considerazione il lavoro di squadra. Amo il suo vivo interesse che dimostra per ogni aspetto della produzione cinematografica… c’è così tanto da imparare da lui. Ho fatto solo un film con lui e sono stata davvero fortunata a far parte del cast di 3 idiots,

 

film che è divenuto il più grande successo del cinema indiano. Una volta che lavori con lui, non vorresti mai smettere, un po’ come la cioccolata, più la mangi e più ne vorresti… e ora, possiamo aggiungere noi, Kareena si sentirà sicuramente di nuovo fortunata, ora che inizieranno a breve le riprese di quello che è il loro nuovo film, insieme a Rani (Mukherjee) nel thriller della regista Reema Kagti.

video tratto dal film 3 idiots del 2009

Il mio nome è Mohammed Aamir Hussain Khan – ultima parte

Il mio nome è Mohammed Aamir Hussain Khan – ultima parte

Quando è andato in cerca della casa di sua madre a Benares, è stato un tentativo di ritrovare le sue radici?

Quel viaggio è stato tante cose messe insieme. La ragione principale era la promozione di 3 Idiots. Invece di rilasciare interviste, ho deciso di perdermi e di dare al pubblico e ai media di cercarmi. L’idea era di rifare la storia del film dove due amici si mettono alla ricerca del loro amico scomparso, Rancho. Ma come pensavo, questa idea poteva avere anche altre ragioni. In primo grado certamente è stato un’esperienza personale, non avevo mai visto il paese. L’ho potuto fare solo in questo caso, rendendomi irriconoscibile, viaggiando sotto mentite spoglie. Quando sono andato a visitare Banaras (Varanasi), sì in quel caso il viaggio è servito proprio per cercare di trovare le mie radici.

In secondo luogo, mi ha arricchito la vita, partecipando alla vita delle persone. Ho passato tre ore in Telia Nala, la località dove è situata la casa di mia madre, con persone che non avevano idea di chi fossi. Con me avevo un amico che mi seguiva con una videocamera. Stavamo andando da un posto all’altro. Per me, questo viaggio ha rappresentato l’unica opportunità di percepire, assorbire e sentire il mio paese così da vicino.

In terzo luogo, ho voluto usare questo viaggio, per far luce su alcune questioni. Quando mi sono presentato a casa di un tessitore in Chander, ho visto i problemi che hanno i tessitori a mano. Così quando è andato in televisione, il messaggio che è stato trasmesso è “utilizzate sempre di più i tessuti fatti a mano perchè sono delle vere opere d’arte e non solo tessuti” quando sono andato in quella scuola nel Gujarat, ho messo il evidenza l’istruzione nelle zone rurali dell’India.

Di quali problemi, si sta occupando in questo momento?

Della malnutrizione, mi sto occupando della malnutrizione.

In Dhobi Ghat, ha i capelli bianchi. Sono naturali?

Si, in parte sono naturali, ho cominciato ad avere capelli bianchi già a 25 anni. I miei capelli non sono del tutto bianchi, ci sono delle macchie di grigio. Ho pensato che fosse un buon look per il film, così li abbiamo accentuati appena un po.

 

Il mio nome è Mohammed Aamir Hussain Khan – parte seconda

Il mio nome è Mohammed Aamir Hussain Khan – parte seconda

Vede i Khan presenti a Bollywood come una comunità nel senso più ampio del termine?

No, non io. Non perché non vedo i Khan come una comunità ma perché non riesco a vedere nessuno

come una comunità. Per me, ognuno è un essere umano, non penso che lui è della mia casta, è della

mia comunità. Penso che lui sia un essere umano. Apprezzo la persona sulla base a quello che lui

o lei è, e non in base a quello che rappresenta.

Secondo lei, è solo una coincidenza che le prime tre stelle di Bollywood siano Khan?

Io penso che si tratti davvero di una coincidenza, non mi sento di attribuirlo a qualcosa di più. Ma i

Khan hanno percorso una lunga strada nell’industri del cinema Hindi dopo l’indipendenza.

Alcuni hanno cambiato il nome, vedi ad esempio Dilip Kumar (Yussuf Khan), altri invece no come

ad esempio i Khan che sono presenti ora. Erano tempi difficili, ed è difficile anche solo commentare

quello che è accaduto a 60 anni di distanza.

Un nuovo libro afferma che la maggior parte dei giovani parlamentari in India, provengono da dinastie politiche. Politica dinastica, sembra essere l’unico genere in India oggi. Pensa che valga anche per Bollywood?

No, non è così. Qui non importa chi sei, con chi sei collegato. Se non sei connesso con il pubblico,

non puoi durare molto. Il cinema, non è come la politica. Il cinema è una grande livella. Questo è un

modo di dire, molto duro, ma è la verità. Un modo migliore per dirlo è che c’è qualcosa che si

connette tra noi e il pubblico. È una cosa immateriale, qualcosa che non si può descrivere. Molto

spesso, nemmeno tu sai di averlo. Non so che cosa la gente veda in me che mi fa essere ancora di

più dell’essere un bravo attore. Ci sono tanti bravi attori, ma qual’è la cosa che collega me con il mio

pubblico? In definitiva, quando il pubblico vuole vedere un mio film lo fa perchè gli piace,

altrimenti non entrerebbe neanche nelle sale.

 

C’è qualcuno in famiglia che l’ha aiutato a capire queste cose? È una cosa innata o può essere insegnata?

Parlando per esperienza personale, è qualcosa che hai dentro di te, non può essere insegnata. Ci

sono migliaia di esempi di persone provenienti da famiglie che lavorano nel mondo del cinema,

ma che film non ne fanno mentre ci sono persone che pur non provenendo da queste famiglie, fanno

cinema, mi riferisco ad esempio ad Amitabh Bachchan, Shah Rukh Khan e Akshay Kumar.

 

 

(segue)